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Eventi Associativi

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LE STATUINE DEL PRESEPIO

 

Tutte le statuine del presepio erano in agitazione, si davano un gran da fare per preparare i doni da portare a Gesù.

Una statuina più povera di tutte, cercava, cercava e non trovava niente di presentabile.

Era infinitamente sconsolata quando le sue compagne si misero in fila per andare alla grotta con le mani piene di doni e tutte sorridenti.

Anche la statuina più povera, pur non avendo nulla, si mise in processione. Restò sulla soglia: aveva le mani vuote e il cuore pieno di tristezza.

Ripeteva dentro di sé: "Signore, non ho niente da offrirti, proprio nulla".

Accadde allora un fatto degno di essere ricordato.

Maria che teneva in braccio con infinito amore Gesù bambino, per prendere più facilmente i doni che li venivano offerti dalle varie statuine, voleva cedere il Figlio divino a San Giuseppe, ma questi era indaffarato nel chiudere gli spiragli da dove entrava il freddo. A chi dare Gesù?

Guardò intorno e vide sulla soglia l'unica statuina che aveva le mani libere.

Maria allora le porse suo Figlio. Così quella statuina che non aveva nulla, ebbe tutto.

 

Non aver paura di presentarti a mani vuote davanti a Gesù Bambino... Sarà Lui a donarti sé stesso. L'umiltà è il modo migliore per accoglierlo.


BUONA GIORNATA A TUTTI.

ANCORA AUGURI DI UN SANTO NATALE.

GESU' BAMBINO VI BENEDICA.

P. Piero

NON C'E' POSTO NELLA LOCANDA

 

Guido aveva 12 anni e frequentava la prima media. Era già stato bocciato due volte.

Era un ragazzo grande e goffo, lento di riflessi e di comprendonio, ma benvoluto dai compagni.

Sempre servizievole, volenteroso e sorridente, era diventato il protettore naturale dei bambini più piccoli.

L'avvenimento più importante della scuola, ogni anno, era la recita natalizia.

A Guido sarebbe piaciuto fare il pastore con il flauto, ma la signorina Lombardi gli diede una parte più impegnativa, quella del locandiere, perché comportava poche battute e il fisico di Guido avrebbe dato più forza al suo rifiuto di accogliere Giuseppe e Maria.

«Andate via!»

La sera della rappresentazione c'era un folto pubblico di genitori e parenti. Nessuno viveva la magia della santa notte più intensamente di Guido .

E venne il momento dell'entrata in scena di Giuseppe, che avanzò piano verso la porta della locanda sorreggendo teneramente Maria. Giuseppe bussò forte alla porta di legno inserita nello scenario dipinto. Guido il locandiere era là, in attesa.

«Che cosa volete?» chiese Guido, aprendo bruscamente la porta.

«Cerchiamo un alloggio».

«Cercatelo altrove. La locanda è al completo». La recitazione di Guido era forse un po' statica, ma il suo tono era molto deciso.

«Signore, abbiamo chiesto ovunque invano. Viaggiamo da molto tempo e siamo stanchi morti».

«Non c'è posto per voi in questa locanda», replicò Guido con faccia burbera.

«La prego, buon locandiere, mia moglie Maria, qui, aspetta un bambino e ha bisogno di un luogo per riposare. Sono certo che riuscirete a trovarle un angolino. Non ne può più».

A questo punto, per la prima volta, il locandiere parve addolcirsi e guardò verso Maria. Seguì una lunga pausa, lunga abbastanza da far serpeggiare un filo d'imbarazzo tra il pubblico.

«No! Andate via!» sussurrò il suggeritore da dietro le quinte.

«No!» ripeté Guido automaticamente. «Andate via!».

Rattristato, Giuseppe strinse a sé Maria, che gli appoggiò sconsolatamente la testa sulla spalla, e cominciò ad allontanarsi con lei. Invece di richiudere la porta, però, Guido il locandiere rimase sulla soglia con lo sguardo fisso sulla miseranda coppia. Aveva la bocca aperta, la fronte solcata da rughe di preoccupazione, e i suoi occhi si stavano riempiendo di lacrime.

Tutt'a un tratto, quella recita divenne differente da tutte le altre. «Non andar via, Giuseppe» gridò Guido. «Riporta qui Maria». E, con il volto illuminato da un grande sorriso, aggiunse: «Potete prendere la mia stanza».

Secondo alcuni, quel rimbambito di Guido aveva mandato a pallino la rappresentazione.

Ma per gli altri, per la maggior parte, fu la più natalizia di tutte le rappresentazioni natalizie che avessero mai visto.

 

E tu hai trovato in questo Natale un pò e di spazio a Gesù nel tuo cuore? Sei ancora in tempo... Coraggio.


BUONA DOMENICA DELLA SANTA FAMIGLIA. AUGURI A TUTTE LE FAMIGLIE.

FIORISCANO IN TUTTE LE FAMIGLIE LE VIRTU' DELLA SANTA FAMIGLIA DI NAZARET !!!

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

COSA E' NATALE?

 

Una volta gli animali fecero una riunione. La volpe chiese allo scoiattolo: “Che cos'è per te il Natale?”. Lo scoiattolo rispose: “Per me è un bell’albero con tante luci e tanti dolci da sgranocchiare appesi ai rami”. La volpe continuò: “Per me naturalmente è un fragrante arrosto d'oca. Se non c'è un bell’arrosto d’oca non c’è Natale”. L’orso interruppe: “Panettone! Per me Natale è un enorme profumato panettone!”. La gazza intervenne: ”Io direi gioielli sfavillanti e gingilli luccicanti. Il Natale è una cosa brillante!”. Anche il bue volle dire la sua: “è lo spumante che fa il Natale! Me ne scolerei anche un paio di bottiglie”. L’asino prese la parola con foga: “Bue, sei impazzito? È il Bambino Gesù la cosa più importante del Natale, te lo sei dimenticato?”. Vergognandosi il bue abbassò la grossa testa e disse: “MA QUESTO GLI UOMINI LO SANNO ? “

 

È il Bambino Gesù la cosa più importante del Natale! Te lo sei dimenticato?

Gesù che vuole nascere soprattutto nel tuo cuore. E come? Purifica il tuo cuore con una bella confessione sacramentale e poi ricevi Gesù nella comunione Eucaristica durante la S. Messa. Questo è il modo migliore per celebrare il Santo Natale. E poi fa' che il tuo cuore rimanga sempre puro per custodire Gesù dentro di te.


AUGURI DI UN SANTO E SERENO NATALE A TUTTI VOI AMICI ED AI VOSTRI CARI.

GESU' BAMBINO VI BENEDICA.

P. Piero

L' ARMADIO DEL PANE

 

Come era sua abitudine, Dio stava passeggiando sulla Terra e, come sempre, erano pochi quelli che Lo riconoscevano.

Quel giorno passò davanti ad una casa dove un bambino stava piangendo.

Si fermò e bussò alla porta. Uscì una donna con la faccia sofferente e disse: "Cosa desidera, Signore?".

"Vengo ad aiutarti" rispose Dio.

Aiutarmi? È molto difficile. Nessuno lo ha fatto finora. Solo Dio potrebbe aiutarmi. Il mio bambino piange perché ha fame. Mi resta soltanto un pezzo di pane nell'armadio... quando lo avremo mangiato, sarà tutto finito per noi".

Sentendo questo, Dio cominciò a sentirsi male. Il suo Volto diventò sofferente come quello della donna e alcune lacrime, come quelle del bambino, rigarono le sue guance.

"Nessuno ha voluto aiutarti, donna?" - domandò Dio.

"Nessuno, Signore. Tutti mi hanno voltato le spalle" rispose.

La donna restò impressionata dalla reazione di quello sconosciuto. A guardarlo, sembrava povero come lei. Lo vide così mal messo, con una faccia così pallida, che pensò che stesse per svenire. Allora andò all'armadio, dove conservava il suo ultimo pezzo di pane, ne tagliò un pezzo e glieLo offrì.

Davanti a quel gesto, Dio si commosse profondamente e, guardandola negli occhi, le disse: "No, no, grazie. Tu ne hai più bisogno di me. Conservalo e dallo a tuo figlio. Domani ti arriverà il mio aiuto. Non smettere di fare agli altri quello che oggi hai fatto a Me".

Detto questo, se ne andò.

La donna non capì nulla... ma fu molto colpita da quello sguardo. Quella sera, lei e suo figlio mangiarono l'ultimo pezzo di pane che era rimasto.

Il mattino dopo, la donna ebbe una grande sorpresa: l'armadio era pieno di pane.

Ma la sorpresa fu ancora più grande quando si accorse che, per quanti pani prendesse, non finivano mai. In quella casa non mancò mai più il pane.

Allora comprese chi era "Colui" che aveva bussato alla sua porta e, da quel giorno, non cessò più di fare agli altri quello che ha fatto con Lui: condividere il pane con i bisognosi.

 

Per questo si dice che “Dare al povero è prestare a Dio” il Quale ricambierà con gli interessi.


BUONA GIORNATA.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

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