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LA FELICITA'

 

C'era una volta un re, gravemente ammalato.

Un famoso medico disse: Guarirà se avrà indossato la camicia di un uomo felice. Allora il re spedì messi per tutto il reame a cercare un uomo felice.

I messi si sparsero un po' dappertutto, ma nel reame non fu possibile trovare un uomo veramente felice. Non se ne trovava uno che fosse contento della propria corte: i ricchi erano malati, chi stava bene era povero; un tale, ricco e sano, si lagnava dei suoi figlioli; un altro era scontento della moglie; chi invidiava il vicino, chi era pentito del suo mestiere. Tutti per un motivo o per un altro, erano malcontenti.

Intanto il re deperiva e i medici non sapevano che fare. Una sera il figlio del re, passando davanti ad una miserabile capanna, udì una voce che diceva:

- Sia lodato il Signore! Ho ben lavorato, ben mangiato, bevuto acqua fresca, ed ora vado a dormire: chi è più felice di me? -

Il principe, rientrato al palazzo, ordinò di andare a prendere la camicia di quell'uomo e di dargli in cambio tutto il danaro che avesse voluto, i messaggeri andarono e chiesero la camicia.

- Una camicia? Ne ho sempre fatto a meno - rispose l'uomo felice .

 

Hai capito, quindi, il segreto della felicità?


BUONA GIORNATA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

GLI ABETI


Una pigna gonfia e matura si staccò da un ramo di abete e rotolò giù per il costone della montagna, rimbalzò su una roccia sporgente e finì con un tonfo in un avvallamento umido e ben esposto. Una manciata di semi venne sbalzata fuori dal suo comodo alloggio e si sparse sul terreno.

"Urrà!" gridarono i semi all'unisono. "Il momento è venuto!"

Cominciarono con entusiasmo ad annidarsi nel terreno, ma scoprirono ben presto che l'essere in tanti provocava qualche difficoltà.

"Fatti un po' più in là, per favore!".

"Attento! Mi hai messo il germoglio in un occhio!".

E così via. Comunque, urtandosi e sgomitando, tutti i semi si trovarono un posticino per germogliare.

Tutti meno uno.

Un seme bello e robusto dichiarò chiaramente le sue intenzioni: "Mi sembrate un branco di inetti! Pigiati come siete, vi rubate il terreno l'un con l'altro e crescerete rachitici e stentati. Non voglio avere niente a che fare con voi. Da solo potrò diventare un albero grande, nobile e imponente. Da solo!".

Con l'aiuto della pioggia e del vento, il seme riuscì ad allontanarsi dai suoi fratelli e piantò le radici, solitario, sul crinale della montagna.

Dopo qualche stagione, grazie alla neve, alla pioggia e al sole divenne un magnifico giovane abete che dominava la valletta in cui i suoi fratelli erano invece diventati un bel bosco che offriva ombra e fresco riposo ai viandanti e agli animali della montagna.

Anche se i problemi non mancavano.

"Stai fermo con quei rami! Mi fai cadere gli aghi".

"Mi rubi il sole! Fatti più in là…".

"La smetti di scompigliarmi la chioma?".

L'abete solitario li guardava ironico e superbo. Lui aveva tutto il sole e lo spazio che desiderava.

Ma una notte di fine agosto, le stelle e la luna sparirono sotto una cavalcata di nuvoloni minacciosi. Sibillando e turbinando il vento scaricò una serie di raffiche sempre più violente, finché devastante sulla montagna si abbattè la bufera.

Gli abeti nel bosco si strinsero l'un l'altro, tremando, ma proteggendosi e sostenendosi a vicenda.

Quando la tempesta si placò, gli abeti erano estenuati per la lunga lotta, ma erano salvi.

Del superbo abete solitario non restava che un mozzicone scheggiato e malinconico sul crinale della montagna.

 

Chi presume troppo di sè e pensa di poter fare a meno degli altri... farà una brutta fine.

 

BUONA GIORNATA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

BUONA E SANTA DOMENICA A TUTTI.

GESU' RE DELL'UNIVERSO E DEI CUORI VI BENEDICA.

P. PIERO

 

La Liturgia di Domenica 21 Novembre 2010


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XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
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PRIMA LETTURA (2Sam 5,1-3)

Dal secondo libro di Samuèle

In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». 
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.

Parola di Dio

SECONDA LETTURA (Col 1,12-20)

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre
e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,
per mezzo del quale abbiamo la redenzione,
il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile,
primogenito di tutta la creazione,
perché in lui furono create tutte le cose
nei cieli e sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose
e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio,
primogenito di quelli che risorgono dai morti,
perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio
che abiti in lui tutta la pienezza
e che per mezzo di lui e in vista di lui
siano riconciliate tutte le cose,
avendo pacificato con il sangue della sua croce
sia le cose che stanno sulla terra,
sia quelle che stanno nei cieli.

Parola di Dio

VANGELO (Lc 23,35-43)

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore

 

COMMENTO ALLE LETTURE DI SUA EMINENZA CARD. GIANFRANCO RAVASI

 

Il vertice conclusivo della liturgia è una rappresentazione del vertice conclusivo supremo, quello che raccoglie e annoda in sé tutti i fili della storia e dell'universo. In quel "punto omega" che sigilla tutte le lettere dell'alfabeto dell'essere, tutte le parole, gli atti e le cose si erge il Cristo a cui «è stato dato ogni potere in cielo e in terra» (Mt 28, 18). Allora, come scrive Paolo ai Corinzi, «sarà la fine, quando egli consegnerà il regno al Padre... Bisogna che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi... Allora Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor 15, 24-28).

 

Oggi, dunque, contempliamo il volto glorioso del Cristo sovrano di tutto l'essere. Non è, però, un volto impassibile e severo, solo aureolato di oro e di luce. E vero: per riproporre quel profilo la liturgia di oggi ricorre alla fisionomia di Davide nel momento del suo massimo splendore, in occasione dell'investitura a Ebron, e nella sua qualità di simbolo messianico. E’ altrettanto significativo che l'inno d'apertura della lettera ai Colossesi (seconda lettura dell'odierna liturgia) esalta il Cristo glorioso immerso nella luce: «il Padre ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce; è lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto».

 

Tuttavia Cristo ci offre un volto striato dal sangue e dalla sofferenza, aperto alle «forti grida e alle lacrime» (Eb 5,7). E’ la sconcertante figura di un sovrano martire, di un Dio che piange e implora, di un Signore povero e umiliato, di un re che condivide la vita e il destino degli schiavi. Implicitamente questa dimensione sconcertante della regalità di Cristo balenava già nella figura simbolica di Davide la cui vita fu travagliata da continue sofferenze: la morte del figlio avuto da Betsabea, la ribellione e la morte violenta dell'altro figlio Assalonne, le guerre, le offese di Simei, il tradimento di Achitofel, la rivolta di Seba, la peste e così via, eventi narrati nel Secondo Libro di Samuele. Paolo nell'inno citato ricorda che Cristo ha «riconciliato a sé tutte le cose «ma» rappacificandole col sangue della sua croce».

 

E’ però, il Vangelo di Luca a mostrarci non solo il volto sofferente del Cristo ma anche il suo atteggiamento d'amore e di donazione, così improbabile nei potenti della terra. Il suo trono è la croce, la sua corte è costituita da una folla curiosa e ostile, i suoi «ministri» posti ai lati sono due malfattori, l'omaggio regale è sostituito dagli scherni del contingente militare romano, la proclamazione della sua sovranità è affidata a una sarcastica sentenza capitale segnata non sul marmo ma inchiodata sul legno della croce. Si verificava nella pienezza dell'assurdo quella risposta che Gesù poche ora prima aveva riservato al suo giudice, il procuratore Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo...».

 

Eppure Cristo ha un suo regno. Lo intuisce il suo compagno di martirio che implora di essere accolto in quel «regno». E Gesù rivela il nome del suo regno: è il «paradiso», un termine di origine persiana che evoca il «giardino» dell'Eden, cioè il luogo perfetto della piena comunione con Dio, della pace e della gioia. La passione e la morte del Cristo diventano la «via regia» che riporta l'umanità peccatrice al paradiso perduto, cioè al Regno che Cristo è venuto a ricostruire, dopo che l'uomo col suo peccato l'aveva demolito. Lasciamo a questo punto la parola a uno dei grandi predicatori dei primi secoli cristiani, san Giovanni Crisostomo.

 

«Questo ladrone ha rubato il paradiso. Nessuno prima di lui ha mai sentito una simile promessa, né Abramo né Isacco né Giacobbe né Mosè né i profeti né gli apostoli: il ladrone entrò prima di tutti loro. Ma anche la sua fede oltrepassò la loro. Egli vide Gesù tormentato e lo adorò come se fosse nella gloria. Lo vide inchiodato a una croce e lo supplicò come se fosse stato in trono. Lo vide condannato e gli chiese una grazia come a un re. O ammirabile malfattore! Hai veduto un uomo crocifisso e l'hai proclamato Dio!».

SOGNANDO LA VITA

In un grembo, vennero concepiti due gemelli. Passavano le settimane ed i bambini crescevano. Nella misura in cui cresceva la loro coscienza, aumentava la gioia: «Di', non è fantastico che siamo stati concepiti? Non è meraviglioso che viviamo?».
I gemelli iniziarono a scoprire il loro mondo. Quando scoprirono il cordone ombelicale, che li legava alla madre dando loro nutrimento, cantarono di gioia: «Quanto grande è l'amore di nostra madre, che divide con noi la sua stessa vita!». A mano a mano che le settimane passavano, però, trasformandosi poi in mesi, notarono improvvisamente come erano cambiati. «Che cosa significa?», chiese uno.
«Significa», rispose l'altro, «che il nostro soggiorno in questo mondo presto volgerà alla fine!».
«Ma io non voglio andarmene», ribatté il primo, «vorrei restare qui per sempre!».
«Non abbiamo scelta», replicò l'altro, «ma forse c'è una vita dopo la nascita!».
«E come può essere», domandò il primo, dubbioso, «perderemo il nostro cordone di vita, e come faremo a vivere senza di esso? E per di più, altri prima di noi hanno lasciato questo grembo, e nessuno di loro è tornato a dire che c'è una vita dopo la nascita. No, la nascita è la fine!».
Così, uno di loro cadde in un profondo affanno, e disse: «Se il concepimento termina con la nascita, che senso ha la vita nell'utero? È assurda... Magari non esiste nessuna madre dietro tutto ciò!».
«Ma deve esistere», protestò l'altro, «altrimenti come avremmo fatto ad entrare qua dentro? E come faremmo a sopravvivere?».
«Hai mai visto nostra madre?», domandò l'uno. «Magari vive soltanto nella nostra immaginazione. Ce la siamo inventata, perché così possiamo comprendere meglio la nostra esistenza!».
E così, gli ultimi giorni nel grembo della madre, furono pieni di mille domande e di grande paura.

Infine, venne il momento della nascita. Quando i gemelli ebbero lasciato il loro mondo, aprirono gli occhi.
Gridarono... Ciò che videro superava i loro sogni più arditi!


"Un giorno, finalmente, tutti nasceremo!". Per un cristiano la morte è l'inizio della vera vita.

 

BUONA GIORNATA A TUTTI.

 GESU' VI BENEDICA.

P. Piero

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