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3 MINUTI CON DIO di Venerdì 19 Marzo 2010 - della IV settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : San Giuseppe sposo della B.V. Maria, Patrono della Chiesa universale, Solennità

AUGURI A TUTTI I PAPA' DEL MONDO


Pace e bene a tutti e una santa giornata.

Celebriamo oggi con tutta la Chiesa la solennità di San Giuseppe lo sposo di Maria Vergine e padre putativo di Gesù. Un uomo giusto di un'enorme levatura morale. Solo a pensare che Dio abbia affidato alle sue cure ed alla sua protezione i suoi più grandi tesori sulla terra , suo figlio Gesù e la Madre sua, Maria di Nazaret, si può comprendere quale stima e quale fiducia riponesse in quest' uomo. Una persona di grande fede, silenziosa, laboriosa, amante del nascondimento e della preghiera, umile ed obbediente in tutto alla volontà di Dio. In suo ricordo si festeggiano oggi tutti i PAPA' del mondo... Allora facciamo gli AUGURI a tutti i papà, preghiamo per loro e... ringraziamo Dio per averceli donati.

Dio benedica tutti, in particolare oggi tutti i papà.

P. Piero

 

E DIO CREO' IL PADRE

Quando il buon Dio decise di creare il padre, cominciò con una struttura piuttosto alta e robusta.

Allora un'angelo che era lì vicino gli chiese: «Ma che razza di padre è questo? Se i bambini li farai alti come un soldo di cacio, perché hai fatto il padre così grande? Non potrà giocare con le biglie senza mettersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bambino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due!».

Dio sorrise e rispose: «E vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nessuno su cui alzare lo sguardo».

Quando poi fece le mani del padre, Dio le modellò abbastanza grandi e muscolose.

L'angelo scosse la testa e disse: «Ma... mani così grandi non possono aprire e chiudere spille da balia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere una scheggia da un dito».

Dio sorrise e disse: «Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c'è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter stringere nel palmo il suo visetto».

Dio stava creando i due più grossi piedi che si fossero mai visti, quando l'angelo sbottò: «Non è giusto. Credi davvero che queste due barcacce riuscirebbero a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il bebè piange? O a passare fra un nugolo di bambini che giocano, senza schiacciarne per lo meno due?».

Dio sorrise e rispose: «Sta' tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scacciare i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro».

Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole; occhi che vedevano tutto, eppure rimanevano calmi e tolleranti.

Infine, dopo essere rimasto un po' sovrappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime.

Poi si volse all'angelo e domandò: «E adesso sei convinto che un padre possa amare quanto una madre?».


(Erma Bombeck)


Degli studenti universitari ebbero come compito per il fine settimana un lungo e caloroso abbraccio al loro papà.

«Non posso farlo» protestò uno, «mio padre morirebbe».

«E poi» disse un altro, «mio padre sa che lo amo».

«Allora è facile» replicò il professore. «Perché non lo fai?».

Il lunedì seguente tutti parlavano, sorpresi, di come fosse stata soddisfacente l'esperienza.

«Mio padre si è messo a piangere!» diceva uno.

E un altro: «Strano. Mio padre mi ha ringraziato».


Oggi, se ti è possibile incontrarlo, dona un forte ed affettuoso abbraccio a tuo padre. Se lo merita...

3 MINUTI CON DIO di Giovedì 18 Marzo 2010 - della IV settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. CIRILLO di Gerusalemme, Vescovo e Dottore della Chiesa

Pace e bene e una santa giornata a tutti.


Ogni uomo che viene su questa terra si fa, prima o poi, una sua immagine di Dio, una propria rappresentazione dell'Essere divino, anche quando crede che Dio non esista. In realtà, in questo ultimo caso, pur nell'errore, c'è anche una certa coerenza perché, quel Dio che si immagina e si rifiuta, non esiste affatto nella realtà, essendo solo il frutto della propria fantasia. Dunque c'è chi lo immagina come un sovrano seduto su un trono che governa il mondo dall'alto della sua potenza ma lontano e assente dalla nostra vita; chi, invece, lo vede come un poliziotto o un carabiniere che controlla l'ordine del mondo e punisce i trasgressori della legge e perciò ne ha paura; chi se lo rappresenta come un ragioniere pignolo ed antipatico al quale, prima o poi bisogna dare conto di ogni cosa che si è fatta e perciò non fa piacere incontrare. Addirittura qualcuno lo immagina come un boia o giustiziere che non vede l'ora di condannare a morte gli esseri umani peccatori ed irrecuperabili. Tutte false immagini di Dio... Qualche psicologo direbbe frutto di una trasposizione religiosa del proprio rapporto con il padre terreno...

Quanti, invece, sono fermamente convinti che Dio è infinitamente più buono di ogni padre e di ogni madre terreni, infinitamente misericordioso e paziente, appassionatamente desideroso del bene di tutti i suoi figli? Questo non vuol dire che salverà automaticamente tutti, anche chi non vuole farsi salvare, poiché Egli rispetta la libertà di ciascuno. Ma rimane il fatto che la più grande definizione della Bibbia su Dio è questa: “Dio è amore” (1 lettera di Giovanni 4,16). Con questa verità fondamentale del cristianesimo dobbiamo confrontare le nostre immagini di Dio ed, eventualmente, correggerle.


Dio vi benedica.

P. Piero


IL CAVALLO DI ALESSANDRO


Quando compì vent'anni, Alessandro Magno riuscì a farsi regalare da suo padre, il re Filippo, un cavallo che nessuno era mai riuscito a domare: Bucefalo, un cavallo dal bellissimo aspetto, ma dal carattere bizzarro e selvaggio. Alessandro voleva ad ogni costo domarlo.

«Con tutti i cavalli che ci sono, figliolo, perché non te ne trovi un altro?», gli diceva il buon re Filippo.

Ma Alessandro voleva domare proprio Bucefalo.

Ci provava ormai da tre mesi e nonostante le carezze, le parole sussurrate come ad un amico, non era ancora riuscito a stargli un attimo in groppa.

Quelli che avevano tentato prima di lui gli dicevano: «Bada, Alessandro, lascialo andare nelle foreste, prima che ti faccia del male!».

Un giorno, mentre osservava il suo selvatico amico, Alessandro si accorse che il cavallo teneva la testa molto bassa, quasi nascosta tra le due zampe anteriori. Si era nel gran sole del mezzogiorno.

Riflettendo, Alessandro si ricordò che Bucefalo faceva sempre così nei giorni di sole e mai alla sera o nelle brutte giornate. Inoltre i suoi tentativi di ammansirlo erano molto più facili nei giorni nuvolosi.

Di colpo ebbe un'idea: «Forse teme il sole».

Mentre nel cielo splendeva un sole splendido Alessandro saltò dinanzi a Bucefalo, gli afferrò energicamente la testa e con tutte le sue forze gliela fece sollevare verso l'alto. Gli occhi del cavallo si fissarono per la prima volta sul sole. Alessandro si accorse che non lampeggiavano più, ma divenivano sempre più docili. Sembrava quasi che sorridessero.

Quando il giovane allentò la poderosa stretta con cui lo aveva afferrato, la testa del cavallo rimase eretta, fiera e tranquilla. Alessandro emise un grido di esultanza, lo abbracciò, gli saltò in groppa e lo lanciò in un galoppo sfrenato nella pianura di Macedonia.

Bucefalo aveva vinto la paura di guardare il sole. E ora anche gli uomini gli facevano meno paura.


Nella sinagoga c'era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: "Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? ” (Luca 4,33-34).


E' il grido di una religione rovesciata, la religione dei diavoli, degli atei: Dio incute paura.

Quanti spaventati da Dio ci sono.

Gente che si accosta a lui meno che può, che gli parla in fretta, senza guardarlo in faccia e che, appena può, con un sospiro di sollievo, si allontana da lui, perché gli mette disagio.

E' quanto di più lontano possa esistere dal vero rapporto con Dio, che è la perfezione dell'amore.

3 MINUTI CON DIO di Mercoledì 17 Marzo 2010 - della IV settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. PATRIZIO, Vescovo - Patrono d'Irlanda

Pace e bene e una santa giornata a tutti.

Molti pensano che l'eroismo consista nel compiere quelle grandi azioni che, in realtà, ... capitano raramente o mai nella vita: buttarsi nel fiume o nel mare per salvare una persona che sta per annegare trascinata dalla corrente; gettarsi tra le fiamme di un edificio per salvare un bambino o un anziano rimasti prigionieri; ecc.

C' è, invece, un eroismo più semplice e ordinario, alla portata di tutti, direi quotidiano... e che per questo rischia di sfuggire alla nostra attenzione. E' quello fatto da tanti piccoli doveri giornalieri, da tanti piccoli gesti di carità che sfuggono alla maggior parte delle persone; è quella piccola ma importante vittoria su se stessi e sul proprio egoismo, la vittoria quotidiana su quel difetto o su quel vizio che non riusciamo a sconfiggere mai del tutto. E' l'accettare serenamente di fare il bene senza essere conosciuti, di sacrificarsi per gli altri senza che gli altri lo sappiano e ci ringrazino per questo. Senza pretendere di raggiungere in un giorno o in un mese o in un anno il traguardo di una vita, accontentandosi di piccoli passi, giorno per giorno. E' quell'eroismo che consiste nella fedeltà ai propri doveri, quella costanza nell'amore senza accorgersi di essere eroi nè tantomeno pensando di esserlo.

E' l'eroismo spicciolo che tanto piace a Dio ma che sfugge quasi sempre agli occhi degli uomini.

Alla prossima.

Dio vi benedica.

P.  Piero


I PICCOLI PASSI

Un giovane studente che aveva una gran voglia di impegnarsi per il bene dell'umanità, si presentò un giorno da San Francesco di Sales e gli chiese: “Che cosa devo fare per la pace del mondo?”. San Francesco di Sales gli rispose sorridendo: “Non sbattere la porta così forte...”,.

Sono sempre i piccoli inconvenienti che fanno i grandi litigi...

Molti divorzi cominciano per dei calzini dimenticati sotto il letto.

Ma anche i grandi amori sono fatti di tante piccole cose...

"Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto " (Luca 16,10).

Pace e bene  a tutti e buona giornata.

"Il mondo va male"..., ce lo dicono tanti e lo ripetiamo anche noi spesso. Le notizie che ascoltiamo ogni giorno sui TG nazionali assomigliano a dei bollettini di guerra... Fanno notizia solo gli avvenimenti di cronaca nera, i fatti di sangue, gli incidenti, i furti, la corruzione, gli omicidi, ecc. Come ci salveremo?...

Dio ci ha offerto il rimedio a tutti i mali del mondo, della società e dei singoli, comprese le famiglie. Ci ha detto come fare, ci ha offerto la medicina, l'antidoto. Ce l'ha fatto vedere con i gesti e con le parole nel Figlio suo Gesù Cristo... Ma noi siamo distratti, non lo ascoltiamo, non gli diamo retta, pensiamo che non sia possibile...

Qual'è questo rimedio?

E' L'AMORE.

Se ci decidiamo per l'amore, ad amare i fratelli, tutti nessuno escluso, il mondo cambierà come per miracolo, come per incanto. Non è uno scherzo, non è una barzelletta, è la verità. Perchè non provarci? Chi ci ha provato ha detto che è vero e che vale la pena. Li conosciamo tutti: San Francesco d'Assisi, Madre Teresa, P. Pio, S. Rita, Giovanni Paolo II, Gandhi, Martin Luther King, ecc. ed una serie infinita di testimoni dell'amore. Vogliamo anche noi far parte di questa schiera?

Allora, coraggio. Basta parole, basta lamentarsi del mondo malato.

Cominciamo noi ad amare e vedremo che piano piano qualcosa cambierà. Fidiamoci.

Buon lavoro e ... Dio vi benedica.

P.Piero

I DUE PELLEGRINI

Due pellegrini si arrampicavano su una strada impervia, mentre li flagellava un vento gelido. La tormenta stava per scatenarsi. Raffiche turbinanti di schegge di ghiaccio sibilavano fra le rocce. I due uomini procedevano a fatica. Sapevano molto bene che se non avessero raggiunto in tempo il rifugio sarebbero periti nella tempesta di neve. Mentre con il cuore in gola per l'ansia e gli occhi quasi accecati dal nevischio costeggiavano l'orlo di un abisso, udirono un gemito. Un pover'uomo era caduto nella voragine e, incapace di muoversi, invocava soccorso.

Uno dei due disse: «E' il destino. Quell'uomo è condannato a morte. Acceleriamo il passo o faremo la sua fine». E si affrettò, tutto curvo in avanti per opporsi alla forza del vento.

Il secondo invece si impietosì e cominciò a scendere per le pendici scoscese. Trovò il ferito, se lo caricò sulle spalle e risalì affannosamente sulla mulattiera. Imbruniva. Il sentiero era sempre più oscuro. Il pellegrino che portava il ferito sulle spalle era sudato e sfinito, quando vide apparire le luci del rifugio. Incoraggiò il ferito a resistere, ma all'improvviso inciampò in qualcosa steso di traverso sul sentiero. Guardò e non poté reprimere l'orrore: ai suoi piedi era steso il corpo del suo compagno di viaggio. il freddo lo aveva ucciso.

Lui era sfuggito alla stessa sorte solo perché si era affaticato a portare sulle spalle il poveretto che aveva salvato nel burrone. Il suo corpo e lo sforzo avevano mantenuto il calore sufficiente per salvargli la vita.

L'egoismo uccide, solo l'amore salva.

- Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del vangelo, la salverà - (Marco 8,35).


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