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L'ISOLA

 

C'era una volta un'isola sulla quale vivevano tutti i sentimenti: la Gioia, la Vanità, la Conoscenza e tutti gli altri, incluso l'Amore.

Un giorno, fu annunciato che l'isola sarebbe stata presto sommersa, così tutti i sentimenti prepararono le loro imbarcazioni e se ne andarono.

L'Amore fu l'unico che restò, perché voleva restare con l'isola fino a quando essa non sarebbe stata sommersa.

Quando l'Amore rischiò di restare sommerso anch'esso domandò aiuto.

La Ricchezza passò con un magnifico battello.

L'Amore le domandò: "Ricchezza, vuoi prendermi con te?".

La Ricchezza gli rispose: "non posso, il mio battello è pieno d'oro e d'argento e non c'è più posto per te".

Allora l'Amore domandò alla vanità che passava di là: "Vanità, per favore, aiutami!"

"Non posso aiutarti, Amore, sei tutto bagnato potresti rovinarmi il battello" gli rispose la Vanità.

La Tristezza era poco lontano, cosi l'Amore le domandò: " Tristezza, prendimi con te".

" Oh, Amore sono cosi triste che preferisco continuare da sola …".

La Gioia passava al seguito, ma era talmente contenta che non sentì nemmeno ... l'Amore chiamarla!

Improvvisamente una voce parlò: "Vieni Amore, io ti prendo con me".

Era un Vecchio ...

L'Amore era così contento che si dimenticò di chiedergli il suo nome!

Quando furono arrivati in un paese sulla terraferma, il Vecchio se ne andò proseguendo il suo cammino.

L'Amore domandò allora alla Conoscenza quale fosse il nome di colui che lo aveva aiutato.

- Era il Tempo -, rispose la Conoscenza.

- Il Tempo? Ma perché il Tempo mi ha aiutato? - domandò l’amore.

- Non c'è che il Tempo che può comprendere quanto grande sia l'Amore - ... rispose la Conoscenza.

 

 

Col tempo si capiscono tante cose che al presente appaiono prive di significato ... Il tempo è galantuomo anche per questo!


BUONA GIORNATA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

I DUE CAVALLI

 

Anni fa in montagna, lungo un prato c'erano due cavalli. A distanza, sembravano due cavalli come tutti gli altri. Ma avvicinandosi si scopriva una cosa davvero insolita.

Uno dei due cavalli era cieco. Il padrone aveva deciso di non abbatterlo - e già questo, di per sè, era sorprendente.

L'altro cavallo, quello sano, era un pony e attaccato alle briglie aveva una campanella. Il suono di quella campanellina permetteva al cavallo cieco di sentire la presenza del compagno, in modo da poterlo seguire.

Mentre pascolava, il pony si girava spesso, per controllare la presenza del compagno.

Il cavallo cieco, d'altro canto, pascolava sempre nelle vicinanze del suono della campanella, e lentamente si avvicinava a essa - fiducioso nel compagno e nella sua guida.

 

Come il proprietario di quei due cavalli, Dio non ci butta via solo perché non siamo perfetti o perché pecchiamo. Lui ha cura di noi e ci manda le persone giuste per aiutarci quando siamo in difficoltà.

A volte siamo noi il cavallo cieco guidato da Dio e da coloro che Lui mette sulla nostra strada. Altre volte invece possiamo essere noi il cavallo che fa da guida, aiutando gli altri a vedere Dio.


BUONA GIORNATA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

L'aiuto divino

 

Un giorno, la diga di un paese si ruppe e si cercò di far evacuare in tutti i modi la gente del villaggio. Ci fu un uomo che non volle lasciare la sua casa; affermava che,  poiché era cristiano e pregava tutti i giorni, Dio lo avrebbe salvato. La polizia fece di tutto per convincerlo a trasferirsi in un rifugio dove lo avrebbero messo al sicuro, ma l'uomo disse:

"Sono un cristiano, prego tutti i giorni e Dio mi salverà".

Quando ormai le acque coprivano le strade , passò un uomo su una canoa e gli gridò: " Venga con me, la porterò in salvo !". L'uomo rispose:

"Sono un cristiano, prego tutti i giorni e Dio mi salverà".

L'uomo della canoa andò via. Quindi passo un elicottero e gli lanciò una fune per tirarlo fuori dalla casa, ma l'uomo respinse la fune dicendo:

"Sono un cristiano, prego tutti i giorni e Dio mi salverà".

Come era da prevedersi, l'uomo annegò e, arrivato davanti a Dio, gli disse risentito: "Signore, io pregavo ogni giorno, sono stato un cristiano fedele, perché non mi hai salvato?"

Dio gli rispose: "Figlio mio, ti ho inviato l'aiuto non una, ma tre volte, eppure tu non ne hai mai approfittato! ".

 

Dice un proverbio popolare: “Aiutati che Dio ti aiuta”.

 

Per la salvezza della nostra anima, Dio ha mandato a tutti noi un aiuto per impedire di farci perdere per l'eternità; quell'aiuto è Cristo Gesù, suo Figlio. Non rifiutare il dono che Dio ti ha mandato; accetta Gesù nel tuo cuore e sarai salvato !


BUONA SETTIMANA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

BUONA E SANTA DOMENICA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. PIERO

 

La Liturgia di Domenica 5 Dicembre 2010

 

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II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)
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PRIMA LETTURA (Is 11,1-10)
Giudicherà con giustizia i miseri.

 

 

Dal libro del profeta Isaìa

In quel giorno,
un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,
un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,
spirito di sapienza e d’intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.
Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;
ma giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi
e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello;
il leopardo si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l’orsa pascoleranno insieme;
i loro piccoli si sdraieranno insieme.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;
il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno
in tutto il mio santo monte,
perché la conoscenza del Signore riempirà la terra
come le acque ricoprono il mare.
In quel giorno avverrà
che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli.
Le nazioni la cercheranno con ansia.
La sua dimora sarà gloriosa.

Parola di Dio

 

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 71)
Rit: Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

 

 

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra.

Perché egli libererà il misero che invoca
e il povero che non trova aiuto.
Abbia pietà del debole e del misero
e salvi la vita dei miseri.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato.

 

 

SECONDA LETTURA (Rm 15,4-9)
Gesù Cristo salva tutti gli uomini.

 

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani 

Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull’esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
«Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

Parola di Dio

 

 

Canto al Vangelo (Lc 3,4.6)
Alleluia, alleluia.
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!
Alleluia.

 

 

VANGELO (Mt 3,1-12)
Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!

 

 

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Parola del Signore

COMMENTI ALLE LETTURE DEL CARDINALE RAVASI

 

L'orizzonte della natura non è visto dalla Bibbia solo come un paesaggio da contemplare ma come una grande parabola che parla all'uomo. Nei due brani biblici che abbiamo scelto dalla liturgia di questa domenica d'Avvento ci incontriamo con una duplice immagine agricola vista come segno di una realtà più alta. La prima è posta in apertura ad una delle più celebri pagine poetiche di Isaia, divenuta poi uno dei più noti canti messianici.

Il profeta sta disegnando simbolicamente la fisionomia di un erede di Davide, un erede diverso da quei personaggi piuttosto squallidi che fino ad allora si erano succeduti sul trono di Gerusalemme. Il pensiero del poeta corre ad un tronco tagliato ed inaridito, raffigurazione del peccato e dell'infedeltà della dinastia davidica.

Ma ecco spuntare da questo tronco morto un germoglio, un inizio assolutamente inatteso di vita: il virgulto è, quindi, grazia, è dono di Dio perchè quelle radici secche non sarebbero mai riuscite a farlo sbocciare. Nasce, così, quella definizione del re-Messia come Germoglio che sarà cara anche ai profeti Geremia e Zaccaria. Su questo germoglio verde comincia a soffiare il vento. In ebraico una stessa parola indica sia il vento sia lo spirito.

Il vento che fa stormire la nuova fronda dell'albero di Iesse (il padre di Davide) è allora lo Spirito che è effuso sul Messia in pienezza.

Anche Gesù nella sinagoga del suo villaggio di Nazaret, citando un altro passo di Isaia, esclamerà: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato e mi ha mandato ad annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4, 1819). Lo Spirito di Dio rende il Messia re di giustizia. Le immagini sono potenti. La sua parola di giudizio sarà così efficace da trasformarsi subito nella verga che percuote il violento, il soffio delle sue labbra che pronunziano la sentenza è simile ad una spada che estirpa il male. Il Messia si schiera dalla parte della giustizia. C'è una dimensione di giudizio nella venuta del Cristo che non dev'essere semplificata attraverso un Gesù devozionale, destinato solo ad anime delicate. Egli ci invita attivamente alla costruzione di un regno di giustizia, di imparzialità e di difesa del povero.

Un'altra immagine agricola e lo stesso messaggio sono al centro delle parole del Battista la cui figura domina il testo di Matteo che oggi leggiamo. Ecco un albero lussureggiante per fogliame ma privo di frutti, la scure lo colpisce per farne legna da ardere. Ecco un'aia su cui il contadino fa correre il ventilabro: la pula arida e inutile vola via mentre il grano brilla. Come si bruciano gli alberi sterili e come, al raccolto, si vaglia il grano liberandolo dalla pula, così il Messia smaschererà il male celato sotto le ipocrisie umane e opererà una radicale purificazione delle coscienze, ripulendo e bruciando scorie e scarti di male.

 

La Parola di Dio oggi ci si è presentata col volto serio delle esigenze che la fede implica. Il Battista e Gesù iniziano a predicare dicendo la stessa frase: “Convertitevi perchè il Regno dei cieli è vicino”. E convertirsi significa nell'originale greco cambiare mente e vita, cambiare strada. Significa anche tensione, ricerca, decisione, persino inquietudine. Significa anche scoprire il volto del Dio della giustizia perchè “la giustizia e il primo passo dell'amore e il rispetto è la sorgente dell'abbandono in Dio”, come diceva lo scrittore francese G. Bernanos. Significa anche far sorgere dalle ceneri di una religione incolore, inodore e insapore una fede operosa e tesa.

“Uomo; ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Mic 6, 8).

In questa domenica ci si fa incontro il Battista, una figura scolpita a tutto tondo dai Vangeli, una figura simile ad una quercia, come implicitamente ebbe a dire lo stesso Gesù nel ritratto che di Giovanni ha disegnato e che leggeremo la prossima domenica: “Siete forse andati a vedere una canna sbattuta dal vento?”. Il profilo del Battista che la liturgia odierna ci propone è tracciato con molti particolari: la voce, la veste, il cibo, l'ambiente, l'uditorio ecc. Noi ci fermeremo ora solo su un dettaglio, apparentemente marginale in realtà carico di allusioni, quello del vestito.

Nella già citata lode biografica del Battista Gesù evocherà con una certa insistenza proprio questo elemento: “Cosa siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re!” (Mt 11,8).

Giovanni, infatti, indossava solo una rozza tunica di peli di cammello stretta da una cintura di pelle. Era l'abbigliamento tipico dei nomadi che usavano tessuti di peli di cammello o capra, compatti contro la pioggia e il freddo invernale, aerati e porosi col caldo.

Sappiamo che in tutte le civiltà il vestito espleta una funzione simbolica di grande rilievo tant'è vero che anche noi chiamiamo “investitura” l'elezione di una persona ad una dignità o ad una carica. Pensiamo poi a tutta la segreta trama di significati, di ammiccamenti, di provocazioni, di segnali che la moda costruisce coi prodotti d'abbigliamento e come su di essi purtroppo si concentri spesso quasi tutta l'identità di una persona, il suo statuto sociale, persino i suoi desideri. Anche la Bibbia ama intessere sul vestito una rete di significati tant'è vero che uno studioso francese, E. Haulotte, ha scritto un intero volume sulla “simbolica del vestito nella Bibbia”.

C'era l'abito sacerdotale minuziosamente descritto nel libro dell'Esodo e del Levitico e dal Siracide (c. 50) che lo compara ad un manto cosmico; c'era l'abito regale e nuziale: “La figlia del re è tutta splendore, gemme e tessuto d'oro è il suo vestito, è presentata al re in preziosi ricami” (Sal 45, 14-15).

 

Ma nel vestito del Battista troviamo alcuni elementi che riflettono valori ulteriori. Innanzitutto la tunica di peli. Essa non rimanda solo all'abbigliamento beduino ma anche all'abito del profeta che anticamente indossava come sua insegna specifica “un mantello di pelo”, secondo la testimonianza di Zaccaria (13,4).

Giovanni è l'ultimo dei profeti, è l'indice puntato verso il Cristo, è la voce che prepara la via al Signore che viene. In questo senso la veste è il segno esplicito di una missione.

Per la Bibbia la veste fa il monaco, esprime efficacemente un atteggiamento interiore e una dignità di vita, si trasforma chiaramente in un simbolo. In questa linea, allora, che Paolo invita i cristiani a “rivestirsi di Cristo” (Gal 3, 28), mentre per l'autore dell'Apocalisse “la veste splendente di lino bianco della Sposa dell'Agnello”, cioè della Chiesa, sono le opere giuste (19, 8).

Nell'abbigliamento del Battista c'è poi una cintura di pelle, una fascia stretta che serviva anche per rimboccare la veste durante le marce, come ricorda l'espressione “avere i reni cinti”, tipica dell'esodo d'Israele dalla schiavitù d'Egitto e della festa di Pasqua. Anche questo capo, però, rimandava all'abbigliamento profetico, come è attestato per Elia dal Secondo Libro dei Re (1, 8).

Cinture eleganti erano portate dalle aristocratiche di Gerusalemme. Ce lo riferisce Isaia che però minaccia di ridurle in corda ad opera di Dio per vendicare ogni sperpero ed ingiustizie delle alte classi (3, 20.24). Ma anche per la cintura avviene un processo di interpretazione simbolica.

L'Emmanuele, re-Messia, avrà come cintura la giustizia e il Cristo dell'Apocalisse porterà una cintura gloriosa di oro puro (1, 13) come i sette angeli della Gerusalemme celeste (15, 6). E il cristiano dovrà “cingersi i fianchi con la verità” (Ef 6, 14).

L'abito può essere, quindi, il segno di una scelta interiore, può rappresentare non l'ipocrisia ma l'autenticità. Purtroppo questo raramente accade ai nostri giorni in cui la moda è spesso segno di vuoto interiore, di banalità scandalosa, di volgarità, di fatuità o spreco.

 

Ma dobbiamo ancora evocare un altro capo d'abbigliamento. E lo stesso Giovanni Battista a citarlo nella celebre frase: “Io non sono degno neanche di portare i sandali al Cristo”. Già nel 2000 a.C. in Egitto gli Asiatici erano rappresentati con sandali dalla suola di cuoio o di legno o di palma legati alle caviglie con corregge.

Il profeta Amos prenderà a spunto proprio questa calzatura per urlare tutto il suo sdegno: sul mercato di Samaria un povero era venduto come schiavo per il costo di un paio di sandali di lusso (2, 6; 8, 6).

Il Battista con le sue parole orienta il simbolo in una diversa direzione; egli anticipa in un certo senso il gesto di umiltà che compirà Gesù quando si curverà a lavare i piedi dei suoi discepoli. Perchè, come dice un antico proverbio orientale, “l'abito più splendente è quello della semplicità, la cintura più nobile è la verità e la calzatura più elegante è l'umiltà”.

 

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