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IL MURO

 

In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all'altra.

Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.

L'altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano.

"Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera" pensava il primo eremita. Che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell'altro.

Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità, decise di posare una pietra all'imboccatura della propria grotta ogni volta che l'altro commetteva una colpa.

Dopo qualche mese davanti alla grotta c'era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro.

 

Talvolta intorno al nostro cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature... E poi ne restiamo prigionieri.


BUONA SETTIMANA A TUTTI.

GESU' VI BENEDICA.

P. Piero

BUONA DOMENICA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

La Liturgia di Domenica 12 Dicembre 2010
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III DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A) - GAUDETE
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PRIMA LETTURA (Is 35,1-6a.8a.10)

Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.

Dal libro del profeta Isaìa

Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete! 
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina. 
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 145)
Rit: Vieni, Signore, a salvarci.

Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. 

Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.

Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.

SECONDA LETTURA (Gc 5,7-10)
Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo

Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l’agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Is 61,1)
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Alleluia.

VANGELO (Mt 11,2-11)
Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore

 noeud

COMMENTO ALLE LETTURE DEL CARDINALE RAVASI

Anche questa domenica, come la precedente, è segnata dalla figura del Battista. Ma ormai, accanto a lui, campeggia il Cristo, «colui che doveva venire», il Salvatore. Ora, prima di delineare il ritratto di Giovanni, Gesù traccia proprio la sua identità profonda. E lo fa attraverso la sequenza dei segni di salvezza e di liberazione che gli offre: ciechi, storpi, lebbrosi, sordi, muti, poveri proclamano la venuta del Regno di Dio nelle parole e nell'opera del Cristo. All'interno di questa fisionomia «autobiografica» noi ora scegliamo un lineamento particolare, dotato di un valore simbolico specifico. Lo troviamo nella beatitudine conclusiva: «Beato colui che non si scandalizza di me!».

 

«Scandalo» è un vocabolo di origine greca che indica letteralmente la pietra d'inciampo, l'ostacolo che è stato approntato per far crollare una persona. Un po' come la tentazione, nella Bibbia lo scandalo rivela due aspetti antitetici, l'uno positivo, l'altro negativo. Cominciamo con quello positivo. Dio stesso si può ergere come «laccio e pietra d'inciampo, scoglio che fa cadere, rete e trabocchetto», afferma Isaia (8, 14). Con questa immagine si vuole rappresentare l'opera di giudizio che Dio deve compiere nei confronti delle vergognose strutture di questo mondo facendole rovinare. Altre volte Dio è «scandaloso» agli occhi dell'uomo che è accecato dal mistero della sofferenza.

Pensiamo a certe pagine veementi di Giobbe, striate quasi dalla bestemmia contro un Dio incomprensibile: «La sua rabbia mi perseguita per dilaniarmi, contro di me digrigna i denti, contro di me il mio Nemico affila gli occhi... Ero sereno e lui mi ha stritolato, mi ha afferrato per la nuca e mi ha sfondato il cranio, ha fatto di me il suo bersaglio. I suoi arcieri prendono la mira su di me, senza pietà mi trafigge i reni, per terra versa il mio fiele, apre su di me breccia su breccia, infierisce su di me come un generale trionfatore» (c. 16).

 

Anche Gesù «scandalizza» i suoi concittadini a causa delle sue modeste origini (Mt 13, 57), «scandalizza» i farisei con le sue parole (Mt 15, 12), «scandalizza» appunto i discepoli del Battista con le sue opere, come si fa sospettare nel nostro testo, «scandalizza» anche i suoi discepoli con la sua morte miserabile (Mt 26, 31); la sua persona è «posta per la rovina di molti, segno di contraddizione», come dirà Simeone nel suo oracolo (Lc 2, 34). E Paolo in modo lapidario scriverà ai Corinzi che «il Cristo crocifisso è scandalo per i Giudei» (I, 1, 23). Dobbiamo anche noi ritrovare la forza «scandalosa» del Cristianesimo contro certi ammorbidimenti, certi compromessi o riduzioni. Bisogna tornare alla purezza esplosiva del Vangelo, dobbiamo tornare ad essere sale e non miele, dobbiamo «scandalizzare» i benpensanti per il nostro impegno viscerale per i malati e i sofferenti, i poveri e gli emarginati, anche quelli «scandalosi» come i malati di AIDS o i drogati. D'altro canto, però, dobbiamo rifiutare certe «favole profane, roba da vecchierelle», come scrive Paolo a Timoteo (I, 4, 7), certa religiosità zuccherosa e magica, visionaria e sentimentale, riportando al centro in tutta la sua forza lo scandalo della croce.

 

Nello scandalo, però, c'è anche un terribile aspetto negativo. La Bibbia è attenta a segnalare tutta una lista attualissima di scandali che pervadono la storia e la inquinano. C'è innanzitutto la pietra d'inciampo degli idoli: «servirono i loro idoli e questi furono per loro una pietra d'inciampo», si nota nel Salmo 106 (v. 36). Oggi le idolatrie del potere, del denaro, della violenza, del sesso, della tecnologia e dell'economia fini a se stesse celebrano i loro riti in ogni angolo del mondo; sorde al lamento dei poveri, degli oppressi e degli umili, continuano a far «cadere» ai loro piedi stuoli di loro fedeli-vittime. C'è, però, un altro tipo di scandalo, quello che nasce dal cattivo esempio dei credenti, persino degli stessi uomini di Chiesa, come ammoniscono i profeti: «I leviti stessi sono stati causa d'inciampo nel peccato per la gente d'Israele... Si sono allontanati dalla retta via e sono stati d'inciampo a molti col loro insegnamento» (Ez 44, 2; Ml 2, 8).

 

Anzi, lo stesso apostolo, come è accaduto a Pietro, può diventare pietra d'inciampo quando «ragiona secondo gli uomini e non secondo Dio», come dichiara Gesù nel Vangelo di Matteo (16, 23). C'è poi lo scandalo che è consumato nei confronti dei «piccoli», cioè dei nostri fratelli fragili nella fede: «Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino e fosse gettato negli abissi del mare» (Mt 18, 6). Proprio su questo tema Paolo in una lunga riflessione, presente nei cc. 8-10 della Prima Lettera ai Corinzi e riguardante un caso particolare, ci esorta persino a rinunciare alla propria libertà per non far cadere i fratelli più deboli e facili a scandalizzarsi.

 

C'è, infine, uno scandalo che sboccia all'interno dell'uomo stesso e si alimenta a quel nodo di vipere che spesso si annida nel nostro cuore con tutti i suoi vizi e le sue malizie. Gesù al riguardo è radicale: «Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via: conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna» (Mt 5, 29-30). Ogni domenica, ascoltando il Vangelo di Cristo, il credente vince lo scandalo del mondo che fa cadere nella polvere e accoglie in pienezza lo scandalo della croce che purifica ed eleva

L'ABETE

 

Il piccolo abete aveva impiegato tutta l'estate a crescere. Si era proprio messo d'impegno e ora giocava felice con i venti invernali. Si sentiva abbastanza robusto per resistere anche ai più forti. Le radici, che si erano ramificate in profondità, conferivano al giovane abete una baldanzosa sicurezza.

Ma una gelida mattina di dicembre, mentre i fiocchi di neve sfarfallavano pigri, l'abete avvertì uno strumento acuminato che gli tagliava e strappava le radici. Poco dopo due mani d'uomo, rudi e sgarbate, lo estirparono dalla terra e lo caricarono nel baule puzzolente di un'automobile che ripartì subito verso la città.

Il viaggio fu terribile per il povero abete, che pianse tutte le sue lacrime di profumata resina.

Dopo mille dolorosi sballottamenti, si ritrovò finalmente alla luce. Lo misero in un grosso vaso, in bella mostra. La terra del vaso era fresca e l'abete ebbe un po' di sollievo e ricominciò a sperare. Divenne perfino euforico, quando mani di donna e piccole mani di bambini cominciarono a infilare tra i suoi rami fili dorati, luci colorate e lustrini scintillanti.

"Mi credono il re degli alberi", pensava. "Sono stato veramente fortunato. Altro che starmene là al freddo e alla neve...".

Per un po' di giorni tutto andò bene. L'abete faceva un figurone, nel suo abbigliamento luccicante. Era contento anche del presepio che avevano collocato ai suoi piedi: guardava con commozione Maria e Giuseppe, il Bambino nella mangiatoia e anche l'asino e il bue.

Di sera, quando tutte le piccole luci colorate erano accese, gli abitanti della casa lo guardavano e facevano: "Ooooh, che bello!".

Poi gli venne sete. Sul principio era sopportabile. "Qualcuno si ricorderà di sicuro di darmi un po' d'acqua", pensava l'abete. Ma nessuno si ricordava e la sofferenza dell'abete divenne terribile. I suoi aghi, i suoi bellissimi aghi verde scuro, cominciarono a ingiallire e cadere. Si rese conto che aveva lentamente cominciato a morire.

Una sera, ai suoi piedi vennero ammucchiati molti pacchetti confezionati con carta luccicante e nastri colorati. C'era molta eccitazione nell'aria. Il mattino dopo scoppiò il finimondo: bambini e adulti aprivano i pacchetti, gridavano, si abbracciavano.

L'abete riuscì appena a pensare: "Tutti qui parlano d'amore, ma fanno morire me...". Improvvisamente una piccola mano lo sfiorò. La sorpresa dell'abete fu infinita: davanti a lui c'era il Bambino del presepio.

"Piccolo abete", disse il Bambino Gesù, "vuoi tornare a vivere nel tuo bosco, in mezzo ai tuoi fratelli?".

"Oh sì, per piacere!".

"Ora, che hanno avuto i regali, non gliene importa più niente di te... E nemmeno di me".

Il Bambino Gesù prese l'abete, che d'incanto ridivenne verde e vigoroso. Poi insieme volarono via dalla finestra.

 

Del Natale a molti cristiani interessano soprattutto i regali che si ricevono. Si dimenticano invece del “festeggiato”, del Bambin Gesù.


BUONA GIORNATA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

UNA PICCOLA VITE

 

Nello scafo di una gigantesca nave c'era una piccola vite, minuscola e insignificante, che insieme con altre viti, piccole e insignificanti come lei, teneva insieme due piastre d'acciaio.

Durante un viaggio in mezzo all'Oceano Indiano la piccola vite decise di averne abbastanza di quella sua esistenza oscura e mal ripagata (in tanti anni mai nessuno le aveva detto "grazie" per quello che faceva) e sbottò: "Me ne vado! Ho deciso!".

"Se te ne vai tu, ce ne andiamo anche noi!", dissero le altre viti.

Infatti, appena la piccola vite cominciò a ballare nel suo alloggiamento, anche le altre presero a traballare. Ad ogni ondata, un po' di più.

I chiodi che stringevano il fasciame della nave protestarono: "Così anche noi siamo costretti a lasciare il nostro posto...".

"Per amor del cielo, fermati!", gridarono alla vite le piastre d'acciaio. "Se non c'è più nessuno che ci tiene insieme, per noi è finita!".

L'intenzione della piccola vite di lasciare il suo posto si propagò in un attimo per tutto il gigantesco scafo della nave.

L'intera struttura, che prima sfidava le onde con tanta sicurezza, cominciò a cigolare penosamente e a tremare.

Tutte le piastre, le nervature, le assi, le viti e anche i piccoli chiodi della nave decisero allora di mandare un messaggio alla vite perché rinunciasse al suo proposito:

"Tutta la nave si sfascerà, affonderà e nessuno di noi rivedrà la patria".

La piccola vite si sentì lusingata da queste parole e scoprì improvvisamente di essere molto più importante di quanto pensava. Allora mandò a dire a tutti che sarebbe rimasta al suo posto.

 

Anche la tua vita, per quanto sembri insignificante ai tuoi occhi, svolge un ruolo fondamentale nel disegno di Dio. E la felicità di tanti... dipende anche da te.


BUONA GIORNATA A TUTTI.

DIO VI BENEDICA.

P. Piero

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